Prato 14 febbraio – 10 aprile 2015. Festa degli artisti. Presentazione di Don Giuseppe Billi. A cura di Laura Monaldi.

PURITÁ, MISTICISMO E RICERCA DELL’ ESSERE

Stefania Orrù

 

“Cercare adagio, umilmente, costantemente di esprimere, di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch’essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione della nostra anima, un’immagine di Bellezza che siamo giunti a comprendere: questa è l’Arte”

James Joyce

 

La sacralità è un concetto ambiguo e complesso: inserirla nell’attuale universo contemporaneo è un compito arduo e di non facile fenomenologia, ma esiste nella prassi estetica una formatività tesa a riconoscere e a ricercare nel linguaggio artistico l’universalità dell’Assoluto. Il Sakros sancisce un’alterità indefinita e impersonale, spesso priva di un autolinguaggio capace di definirla nella sua totalità irriducibile. Tuttavia si tratta di un elemento della struttura della coscienza, caratterizzato dallo sforzo continuo dell’uomo di costruirne un significato, poichè esso altro non è che la realtà stessa dell’essenza quotidiana: una totalità misteriosa, in cui i concetti di purezza spirituale, di Verità e di Bellezza trovano concretezza e fondamento. La trascendenza è carica di valori simbolici, culturali e sociali, di fatto la propria universalità è relazionale e risponde all’esigenza di fondare teoricamente l’universalità del particolare.

L’Essere si manifesta là dove sacro e profano, infinito e finito, assoluto e relativo, eterno e divenire coincidono in un’unica forma pura, in quanto momento dialettico del pensiero che, dal particolare al concetto, mette in luce quell’anello mancante fra l’essenza e l’esistenza. L’Essere emerge quindi dal linguaggio e con l’Arte si manifesta in una pluralità di possibilità evocative, dove l’ethos e il pathos si qualificano come risultanze di una percezione soggettiva e personale dell’universalità che tutto

trascende. In tal senso, la sensibilità artistica si lega a un’esperienza vissuta, un Erlebnis vivo che fluisce costantemente verso la presa di coscienza della necessità di una chiave di lettura idonea a poter cogliere l’invisibile, attraverso una leggibilità inedita e in grado di porsi al di là di ogni preconcetto. La sacralità è una vera e propria poetica soggettiva che fa della Bellezza e della Forma uno strumento conoscitivo ed evocativo, poiché attraverso l’Arte si compie un viaggio introspettivo, oltre l’apparenza delle cose, volto a cogliere l’essenza vera e pura dell’Essere.

In tale misticismo opera Stefania Orrù, nelle cui opere la figurazione ha un rimando simbolico alla meraviglia di un’esperienza individuale tesa a esplorare l’invisibile e l’eterno. Nella dicotomia fra Bellezza e Mistero, nello svelamento di un incanto contemplativo, l’artista si muove sui sentieri della Memoria con una sensibilità ermetica e ancestrale, densa di emotività, e con un linguaggio espressivo meditato ed elaborato. Le trasparenze e le profondità materiche, così come gli equilibri delle forme e delle cromie in dissolvenza, lasciano al lettore un senso di straniamento: la visione mistica e l’atteggiamento spirituale di tensione verso l’Assoluto prendono il posto dell’esperienza sensibile, divenendo un luogo pschico, nel quale attendere e comprendere il senso della rivelazione. Stefania Orrù entra nel mondo dell’Essere, attraverso il coinvolgimento intimo e profondo dei delicati giochi di luce e ombra, là dove la materia acquista un alto valore universale e si qualifica come testimonianza diretta, come essenza manifesta di una Verità che sta oltre e che solo la pittura può cogliere nell’incanto di una Purità, ossia di una purezza spirituale dotata di luce propria, da sviscerare e donare agli occhi del mondo in tutto il suo fascino.

La Luce è in grado di rendere intellegibile la realtà fisica ma, allo stesso tempo, è lo strumento capace di definire il rapporto di derivazione dell’Uno dal molteplice: è un principio formale e formante, è espressione dell’alterità e del concetto puro.

Laura Monaldi

 

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