Lo sguardo narrato. di Silvano Agosti

L’incontro con i quadri di Stefania è simile a un passaggio di stagione, quando la natura vibra, protesa com’è verso una nuova rinascita o la propria morte, sia pure apparente.

In realtà il percorso solito della contemplazione di un quadro, ovvero sguardo, pensiero, sentimento, con le opere pittoriche e i disegni di Stefania, si estende poco a poco a tutto il corpo dell’osservatore e la percezione di un suo modo esclusivo di rappresentare il mondo si espande, come se l’immagine del quadro fosse una proposta di anima rinnovata, capace di invadere ogni minimo spazio del corpo che la sta contemplando.

Così, di anima in anima, sempre e solo attraverso volti o corpi appena accennati, nello spettatore di queste dinamiche immobili, ma non ferme o anche di queste fissità attonite ma mai assenti, lo sfilare lento nella memoria dei quadri di Stefania Orru, diviene un vero e proprio popolo in cammino, alla ricerca di un’identità perduta. Vien voglia di toccarli, o almeno di sfiorarli, questi volti che sembrano sfidare l’enigma della vita. Vien voglia di avvicinarsi alle labbra pulsanti delle sue donne, per avvertire il soffio tenue del respiro. Nulla di implorante negli sguardi pieni di dignità di un volto mille volte rappresentato nei suoi quadri, forse il volto stesso dell’Autrice, ma la denuncia del diritto a chiedere e sapere, in ogni modo, e con qualsiasi mezzo espressivo, cosa nasconda il mistero dell’essere.

Lo stile narrativo di una prima fase espressiva di questa rara pittrice sta per raggiungere il suo punto più alto, la capacità di “narrare” un volto oltre che di rappresentarlo, quasi raggiungendo un risultato impossibile : un dipinto cioè che si rivela diverso ogni volta che lo si contempla e al tempo stesso la certezza, anche dopo innumerevoli incontri, di vederlo per la prima volta. Così, quando lo sguardo si congeda da un suo quadro, nasce il desiderio naturale di un nuovo incontro, come accade con i misteri dell’arte e anche, narra la letteratura, con i grandi sentimenti d’amore.

Silvano Agosti

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